Analisi acque potabili

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Analisi acque potabili

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  • Rischio biologico: Gli agenti biologici che possono contaminare le acque da destinare e destinate a consumo umano sono rappresentati da batteri, virus e parassiti. Gli agenti patogeni possono provenire da materiale fecale umano o animale a causa di un’inadeguata prevenzione della contaminazione delle risorse idriche o, in caso di inadeguate misure di controllo e disinfezione, anche dal sistema di distribuzione dell’acqua.
  • Rischio chimico: Qualsiasi agente chimico che può compromettere la sicurezza dell’acqua o la sua idoneità al consumo può rappresentare un rischio per la salute umana. La presenza di inquinanti chimici in acque destinate a consumo umano – a differenza di quanto avviene per la contaminazione microbiologica – raramente esita in patologie di tipo acuto, associandosi invece, ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo patologie tumorali.
  • Agenti fisici: Il pericolo di natura fisica, più comune in una rete idrica, è costituito dalla presenza di materiale particellare e sedimenti nell’acqua. Questi possono derivare dal rilascio di materiale proveniente dai rivestimenti delle tubature o possono essere dovuti alla formazione di biofilm durante fasi di stagnazione, o alla presenza di elevate concentrazioni in acqua di ferro e manganese. I sedimenti in sospensione o risospesi possono a loro volta veicolare altre sostanze chimiche tossiche o agenti patogeni adesi. Fra i pericoli fisici sono spesso inclusi, anche se in maniera non propriamente corretta, quelli derivanti da danneggiamenti e rotture di infrastrutture, black-out dell’alimentazione elettrica, danni a sistemi informatici. Tali pericoli, comunque classificati, sono tenuti sotto controllo nell’ambito del sistema idrico, poiché determinanti per la qualità delle acque.
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Il nostro servizio analitico si rivolge:

  • ai Privati;
  • ad Aziende impegnate nel trattamento delle acque potabili;
  • ai Condomini di cui l’Amministratore è responsabile dell’igiene dell’acqua;
  • ai Comuni e ai consorzi;
  • ai Consulenti e ai professionisti;

 NORMATIVA DI RIFERIMENTO

L’acqua deve essere conforme ad una serie di parametri microbiologici (Decreto legislativo 31/2001, parte A) e chimici (parte B), nonché parametri indicatori (parte C) non direttamente correlabili a rischi per la salute, ma indicatori di modifiche della qualità delle acque (Allegato I).

I parametri chimici individuati dal decreto includono tutti i parametri della Direttiva 98/83/CE, adottando gli stessi valori o, in taluni casi, criteri più stringenti, come nel caso del dei “trialometani” il cui valore di parametro di 100 microgrammi/litro è stato ridotto a 30 microgrammi/litro. Inoltre, per garantire un più elevato grado di tutela della salute, sono stati inseriti parametri stabiliti in base al principio della sussidiarietà, che tengono conto delle caratteristiche delle risorse idriche e dei sistemi idro-potabili del territorio nazionale. Questi, ad oggi, riguardano  il vanadio e i cloriti tra i parametri chimici di valenza sanitaria (allegato 1 parte A), il disinfettante residuo e la durezza (allegato 1 parte C), inseriti tra i parametri indicatori.

Per quanto riguarda il controllo di fattori di rischio chimico non inclusi in allegato I, non oggetto di ordinario controllo, il decreto 31/2001 stabilisce che le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.

L’Azienda unità sanitaria locale assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro, qualora vi sia motivo di sospettare la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La fissazione di valori per parametri aggiuntivi è di competenza dello Stato.

I parametri e i valori parametrici della direttiva, così come il recepimento nazionale di questi, sono basati sulle conoscenze scientifiche disponibili, tenendo conto del principio di precauzione, al fine di garantire che le acque possano essere utilizzate e consumate in condizioni di sicurezza nell’intero arco della vita. In generale, i valori parametrici individuati si fondano sugli orientamenti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO).

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Terreno agricolo

Perché fare l’analisi

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Ogni terreno ha caratteristiche proprie ed una specifica dotazione in elementi minerali e sostanza organica. Ogni pianta ha le proprie esigenze nei diversi periodi di sviluppo e risente dell’andamento climatico. Quindi la formulazione del consiglio di concimazione è necessariamente specifica per ciascun sistema terreno-pianta-clima. La “concimazione razionale”,cioè quella che permette di impiegare al meglio i fattori produttivi, deve tener conto di questa specificità. Usando la dose di fertilizzante ottimale, cioè né più né meno di quel che serve, si evitano prima di tutto conseguenze negative per l’ambiente oltre che perdite economiche talvolta significative. Se il fertilizzante viene distribuito e subito assorbito dalle piante, allora non viene lasciato libero di essere dilavato o trascinato verso le falde freatiche per percolazione. In questo modo quindi si riducono i rilasci di nutrienti, azoto in particolare, che possono deteriorare la qualità delle acque e causare fenomeni di eutrofizzazione. Con l’analisi chimico-fisica del terreno e la successiva interpretazione agronomica dei risultati si possono individuare le dosi ottimali ed il tipo di fertilizzante da impiegare per produrre meglio, risparmiare e non provocare danni ambientali.
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Quando fare l’analisi

Quando si richiede l’analisi di un terreno a fini agronomici, si devono indicare quali parametri si ritengono più utili alla definizione della fertilità ed alla formulazione dei consigli per la concimazione. A tal proposito si esemplifica la seguente casistica più frequente:
1) Analisi chimiche per situazione normale (standard), cioè colture erbacee o arboree dopo l’impianto e pH>6,5: tessitura, pH, calcare totale e attivo, capacità di scambio cationico, sostanza organica, azoto totale, fosforo assimilabile, potassio, magnesio e calcio scambiabili;
2) Analisi chimiche per colture arboree pre-impianto o colture di pregio (floricole, orticole), o presenza di sintomi di eccesso o carenza di microelementi: standard e microelementi assimilabili (ferro, manganese, boro, zinco e rame);
3) Analisi chimiche per terreni con pH<6,5: standard, con metodi diversi per la determinazione di capacità di scambio cationico e potassio, magnesio e calcio scambiabili, e pH tampone per risalire al fabbisogno in calce per la correzione, con esclusione del calcare totale e attivo;
4) Analisi chimiche per colture protette o vicinanza di acque saline o salmastre: standard e conducibilità e sodio scambiabile per il calcolo della percentuale di sodio scambiabile (ESP) e quindi del fabbisogno in gesso per la correzione.
Una volta che è stata eseguita l’analisi chimica completa come sopra descritta, non è necessario ripeterla a breve termine dato che le caratteristiche fondamentali variano molto lentamente; sarà sufficiente ripetere a distanza di 3-5 anni l’analisi del:
  • fosforo assimilabile
  • degli elementi scambiabili
  • dei microelementi
laddove si è riscontrata carenza e sono in corso interventi di concimazione.
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Analisi Rifiuti Inerti

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Lo Studio Consulenze e Laboratorio Ambientale e Agroalimentare del Dott. Murri, esegue analisi per la caratterizzazione di rifiuti inerti destinati allo al recupero. Viene fornito supporto sia nella fase di campionamento (eseguito secondo norma UNI 10802), sia nella selezione delle analisi previste in funzione delle caratteristiche del materiale e della sua destinazione.

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Nel D.M. 5/2/98 come modificato dal Decreto 5/4/06 n. 186 sono contenute tutte le indicazioni per lo svolgimento dell’attività di recupero in regime semplificato dei rifiuti da costruzione e demolizione. In particolare, al punto 7.1.4, sono specificate quali possano essere le caratteristiche
delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: materie prime secondarie per l’edilizia con caratteristiche conformi all’Allegato C della Circolare del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio 15/7/2005 n. 5205.

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