Category Archives: Analisi Ambientali

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MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA Comunicato relativo al decreto 9 agosto 2021

MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

COMUNICATO

Comunicato relativo al decreto 9 agosto 2021, recante  l'approvazione
delle linee guida sulla classificazione dei rifiuti.

Si approvano le Linee guida sulla classificazione dei rifiuti di cui alla delibera del Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente del 18 maggio 2021, n.105, così come integrate dal sotto-paragrafo denominato “3.5.9 – Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico/meccanico-biologico dei rifiuti urbani indifferenziati”, da introdurre al Capitolo 3 delle stesse, che, allegate al presente provvedimento, ne costituiscono parte integrante e sostanziale.

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IL CONSIGLIO SNPA con Delibera n. 105/2021

DELIBERA 1. di approvare il documento “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti”, che è parte integrante della presente delibera; 2. di ritenere il presente atto, ai sensi dell’art. 12 del predetto Regolamento di funzionamento, immediatamente esecutivo; per il territorio delle Province Autonome di Trento e Bolzano l’atto stesso è applicato nel rispetto delle disposizioni dello statuto di autonomia speciale, delle relative norme di attuazione e della sentenza n. 212/2017 della Corte Costituzionale; 3. di dare mandato ad ISPRA di trasmettere la presente delibera congiuntamente al suo allegato al Ministero della Transizione Ecologica per i seguiti di competenza; 4. di dare mandato ad ISPRA di pubblicare il presente atto sul sito www.snpambiente.it; 5. di dare, altresì, mandato ad ISPRA di dare notizia dell’avvenuta approvazione del presente atto al Ministero della Transizione Ecologica e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

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Clicca per il testo intero

 

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Normativa di riferimento sulla sicurezza alimentare

Lo “Studio Consulenze Ambientali del Dott. Murri e Dott. De Francesco, effettua le analisi degli alimenti a Lecce e provincia oltre che nel resto della puglia.
Il servizio offerto, oltre alle analisi di laboratorio, chimiche e microbiologiche, prevede il supporto dei nostri esperti per comprendere le cause di eventuali contaminazioni e per valutare gli interventi da effettuare.

Per info: http://www.studioconsulenzeambientali.it

mail: studioconsulenze2010@gmail.com

Tel: 0836 563120 / 327 7723 083  / 347 0159628

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 Elenco della principale normativa sulla sicurezza alimentare

(per alcuni regolamenti sono disponibili i testi consolidati ovvero l’integrazione in un atto legislativo delle sue successive modifiche e rettifiche).

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Legge 30 aprile 1962 n. 283

Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 4 giugno 1962

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REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (testo consolidato)

 

REGOLAMENTO (CE) N. 852/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari (testo consolidato)

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REGOLAMENTO (CE) N. 853/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (testo consolidato)

 

REGOLAMENTO (CE) N. 854/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (testo consolidato)

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REGOLAMENTO (CE) N. 882/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (testo consolidato)

 

DIRETTIVA 2004/41/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 aprile 2004 che abroga alcune direttive recanti norme sull’igiene dei prodotti alimentari e le disposizioni sanitarie per la produzione e la commercializzazione di determinati prodotti di origine animale destinati al consumo umano e che modifica le direttive 89/662/CEE del Consiglio e 92/118/CEE e la decisione 95/408/CE del Consiglio

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Direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici, recante modifica della decisione 90/424/CEE del Consiglio e che abroga la direttiva 92/117/CEE del Consiglio.

 

Decreto Legislativo N. 191 del 4/4/2006. Attuazione della direttiva 2003/99/CE sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici.  G.U. del 24/5/2006 n. 119

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Decreto Legislativo N. 193 del 6/11/2007. Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore.  G.U. del 9/11/2007 n. 261

 

REGOLAMENTO (CE) n. 2073/2005 DELLA COMMISSIONE del 15 novembre 2005 sui criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari (testo consolidato)

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Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano su “Linee guida relative all’applicazione del Regolamento CE della Commissione europea n. 2073 del 15 novembre 2005 che stabilisce i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari”

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Rifiuti: Ecco cosa cambia con il nuovo decreto n. 116/2020

Il decreto n. 116/2020- in vigore dal 26 settembre 2020 – modifica il D.Lgs 152/2006 recependo le direttive europee sui rifiuti UE 2018/851 e sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio 2018/852.

Come cambiano i principali adempimenti del produttore.

Tale decreto modifica in modo sostanziale la parte quarta del D.Lgs. 152/2006, cosiddetto Testo Unico Ambientale (TUA). A questo nuovo testo dovranno adeguarsi tutti i soggetti pubblici e privati che producono rifiuti e che operano in materia di gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.

Di seguito si riportano, in estrema sintesi, le principali novità introdotte in materia di gestione dei rifiuti per i produttori, evidenziandone i punti salienti.

Cessazione qualifica di rifiuto

A seguito della modifica dell’art. 184-ter, non è più prevista l’operazione di “preparazione al riutilizzo” tra le attività di recupero funzionali all’effettuazione di processi di “End of Waste”. Si ricorda, in ogni caso, che “la preparazione per il riutilizzo” rimane un’operazione su rifiuto e necessita di apposita autorizzazione.

Obblighi di corretta gestione dei rifiuti

L’art. 188 del D. Lgs. 152/2006 stabilisce che il produttore è responsabile della corretta gestione dei rifiuti, provvedendo al loro trattamento direttamente, oppure mediante l’affidamento a soggetti debitamente autorizzati (intermediario, commerciante, ente o impresa che effettua operazioni di trattamento dei rifiuti, soggetto addetto alla raccolta o al trasporto di rifiuti pubblico o privato).

La responsabilità per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nel caso in cui il produttore abbia conferito i rifiuti a soggetti autorizzati a svolgere tali attività e abbia ricevuto il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) controfirmato e datato dal destinatario, entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore.

Si conferma che la trasmissione della quarta copia può essere sostituita dall’invio mediante Posta Elettronica Certificata (PEC), rimanendo onere del trasportatore la conservazione del documento originale.

Inoltre, si sottolinea che ogni operatore è responsabile delle informazioni inserite e sottoscritte nella parte di propria competenza del FIR. In particolare, il trasportatore non è responsabile per quanto indicato dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili in base alla comune diligenza.

Nel caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento D13, ricondizionamento D14 e deposito preliminare D15, la responsabilità dei produttori per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che i produttori, oltre alla quarta copia del FIR, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento sottoscritta dal titolare dell’impianto. A questo proposito, non è chiaro perché l’attestazione sia relativa solo allo smaltimento (e non al recupero) e non viene definito un modello specifico di essa.

Si chiarisce, infine, che i costi della gestione dei rifiuti devono essere sostenuti dal produttore, nonché dai detentori che si succedono a vario titolo nelle fasi del ciclo di gestione.

Etichettatura Imballaggi

Si segnala una criticità importante sorta con la pubblicazione del decreto in esame relativa alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 219 del Codice dell’Ambiente in materia di etichettatura degli imballaggi. In particolare, la precedente formulazione della disposizione, nello stabilire che tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati, rimandava ad un decreto ministeriale la fissazione delle modalità e delle regole di marcatura, viceversa, la nuova formulazione, in vigore dal 26 settembre, pone in capo ai produttori obblighi informativi e di etichettatura importanti e di dubbia interpretazione.
Al fine di risolvere le immediate criticità applicative, legate anche all’apparato sanzionatorio (pienamente operativo in relazione alla nuova disciplina sui criteri informativi degli imballaggi).
A tal proposito, segnaliamo che Confindustria sta lavorando con il Ministero per la predisposizione di un emendamento che inserisca in tempi rapidi un regime transitorio alla disposizione.

Sistema di tracciabilità dei rifiuti

L’art. 188-bis del D.Lgs. 152/2006 istituisce l’uso del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI).
Decreti successivi definiranno gli strumenti integrati nel RENTRI, tra cui il registro di carico e scarico e il formulario identificativo di trasporto, in formato digitale.

In attesa che il nuovo registro elettronico sia operativo, si conferma la validità del registro di carico e scarico e del FIR in uso.

Per i produttori, rimangono invariate le tempistiche delle annotazioni sui registri di carico e scarico, cioè almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo.

Un’importante novità prevede che i registri, integrati con i FIR, siano conservati per tre anni, anziché cinque, dalla data dell’ultima registrazione.

I commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 11 dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006, a cui, per maggior rigore, si rimanda, riportano in dettaglio i soggetti esonerati dall’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico ed i luoghi di conservazione di tale documento. Nella presente comunicazione si vuole sottolineare, in particolare, che le imprese e gli enti produttori aventi NON più di dieci dipendenti sono esonerati dalla tenuta del registro di carico e scarico per i soli rifiuti non pericolosi.

È escluso dall’obbligo del FIR il trasporto dei rifiuti speciali non pericolosi effettuato dal produttore in modo occasionale e saltuario, cioè non oltre cinque volte l’anno e senza eccedere la quantità giornaliera di 30 kg o di 30 litri.

Per quanto concerne i rifiuti oggetto di spedizioni transfrontaliere, il FIR è sostituito dai documenti già in uso previsti dal regolamento CE 1013/2006.

Infine, si evidenzia che nel caso di quantitativi limitati di rifiuti derivanti da attività di manutenzione e piccoli interventi edili, che non giustifichino l’allestimento di un deposito dove è svolta l’attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alla sede può essere accompagnato dal Documento Di Trasporto (DDT), in alternativa al FIR, pur rimanendo obbligatoria l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per il trasporto. Si fa presente che la norma non definisce meglio né i “quantitativi limitati” né i “piccoli interventi edili”.

Classificazione: rifiuti urbani e rifiuti speciali

L’art. 183 del D.Lgs. 152/2006, così come modificato dal D.Lgs. 116/2020, estende la definizione di rifiuto urbano ad alcuni rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata, cioè a quelli prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’allegato L-quarter.

Tale modifica è rilevante solo ai fini del computo degli obiettivi di riciclo nazionale ed entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2021.

In sostanza, l’assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani comporta che nella percentuale di rifiuti che, da direttiva europea, l’Italia dovrà destinare al riciclo potranno essere considerati sia i rifiuti urbani che quelli industriali, mentre non va ad impattare sul soggetto che può gestire il rifiuto.

In materia di gestione dei suddetti rifiuti, il D.Lgs. 116/2020 introduce le seguenti novità:

  • le aziende non sono obbligate a rivolgersi ad un gestore pubblico per il conferimento dei propri rifiuti e possono scegliere il privato (art. 198 del D.Lgs. 152/2006 comma 2-bis)
  • le aziende che scelgono un operatore privato per la gestione dei propri rifiuti da avviare al recupero sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti (art. 238 del D.Lgs. 152/2006 comma 10)
  • le aziende che scelgono un operatore pubblico saranno vincolate a tale operatore per un periodo non inferiore a cinque anni (art. 238 del D.Lgs. 152/2006 comma 10). Pertanto, dal privato si può disdire, dal pubblico, invece, prima dei 5 anni non è consentito.

Si evidenzia, infine, che l’attribuzione dei Codici dei Rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dovrà essere effettuata in base alle Linee Guida redatte, entro il 31 dicembre 2020, dal Sistema Nazionale per la protezione e la ricerca ambientale che saranno approvate con decreto del Ministero dell’Ambiente.

Per una lettura più specifica delle singole disposizioni, si rimanda al testo del D.Lgs. 116/2020 pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n.226 del 11-09-2020).

 

 


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Fonometrie

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Cosa sono le misure fonometriche e quando servono?

Le rilevazioni fonometriche sono occasioni in cui si misura il livello di disturbo derivante da suoni o rumori di qualunque tipo: possono derivare dal vociare, dalla musica, da un’attività industriale, artigianale o commerciale.

Far fare delle misure acustiche è importante quando si vene disturbati da un rumore eccessivo e ne si vuole provare o dimostrare l’intensità, o quando si vuole valutare il grado di inquinamento acustico di un locale.

La misura del rumore di un ambiente grazie ad una misurazione fonometrica si può eseguire all’interno o all’esterno, in un appartamento, in uno stabilimento industriale, in un ufficio, in una locale, in un ristorante, in qualsiasi ambiente.

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Le misure fonometriche, o rilievi fonometrici, hanno moltissimi usi e scopi.

Misurare in modo preciso, professionale e inconfutabile l’intensità e il tempo di riverbero di un suono o di un rumore può avere diversi profili di utilità.

Per esempio, servono a supportare il contenuto di una perizia acustica o di una relazione firmata da un Tecnico.

Oppure per valutare e stimare in anticipo la portata o la complessità di un intervento di isolamento acustico in un’abitazione oppure per raccogliere elementi, prove contro un vicino rumoroso.

Le misure fonometriche servono anche per valutare il clima acustico di una zona o di un contesto urbano, per misurare l’impatto acustico di una particolare attività sul territorio e per accertare – in opera – il rispetto dei requisiti acustici passivi degli edifici.

Un rilievo fonometrico serve anche per conoscere il rumore di fondo di un territorio o per misurare il livello massimo di rumore derivante da una sorgente (detto rumore ambientale) da comparare con il rumore residuo, ovvero il livello sonoro di quando la sorgente è inattiva.

Una perizia acustica serve anche a misurare il rumore di una ferrovia, il rumore di un’autostrada o di un’altra strada, di un impianto di produzione.

O ancora, una rilevazione fonometrica è un modo per calcolare il tempo di riverbero del suono all’interno di una stanza e definire interventi per la correzione acustica dell’ambiente, di un locale pubblico, di una sala, di uno studio di registrazione.

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Lo Studio Consulenze Ambientali, effettua:

  • rilevazioni fonometriche in orario diurno e in orario notturno
  • misurazioni fonometriche lunghe 24 ore
  • rilievi fonometrici nei giorni feriali festivi
  • misure del rumore negli appartamenti o nelle villette a schiera
  • rilievi acustici all’aperto e al chiuso.
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Terreno agricolo

Perché fare l’analisi

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Ogni terreno ha caratteristiche proprie ed una specifica dotazione in elementi minerali e sostanza organica. Ogni pianta ha le proprie esigenze nei diversi periodi di sviluppo e risente dell’andamento climatico. Quindi la formulazione del consiglio di concimazione è necessariamente specifica per ciascun sistema terreno-pianta-clima. La “concimazione razionale”,cioè quella che permette di impiegare al meglio i fattori produttivi, deve tener conto di questa specificità. Usando la dose di fertilizzante ottimale, cioè né più né meno di quel che serve, si evitano prima di tutto conseguenze negative per l’ambiente oltre che perdite economiche talvolta significative. Se il fertilizzante viene distribuito e subito assorbito dalle piante, allora non viene lasciato libero di essere dilavato o trascinato verso le falde freatiche per percolazione. In questo modo quindi si riducono i rilasci di nutrienti, azoto in particolare, che possono deteriorare la qualità delle acque e causare fenomeni di eutrofizzazione. Con l’analisi chimico-fisica del terreno e la successiva interpretazione agronomica dei risultati si possono individuare le dosi ottimali ed il tipo di fertilizzante da impiegare per produrre meglio, risparmiare e non provocare danni ambientali.
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Quando fare l’analisi

Quando si richiede l’analisi di un terreno a fini agronomici, si devono indicare quali parametri si ritengono più utili alla definizione della fertilità ed alla formulazione dei consigli per la concimazione. A tal proposito si esemplifica la seguente casistica più frequente:
1) Analisi chimiche per situazione normale (standard), cioè colture erbacee o arboree dopo l’impianto e pH>6,5: tessitura, pH, calcare totale e attivo, capacità di scambio cationico, sostanza organica, azoto totale, fosforo assimilabile, potassio, magnesio e calcio scambiabili;
2) Analisi chimiche per colture arboree pre-impianto o colture di pregio (floricole, orticole), o presenza di sintomi di eccesso o carenza di microelementi: standard e microelementi assimilabili (ferro, manganese, boro, zinco e rame);
3) Analisi chimiche per terreni con pH<6,5: standard, con metodi diversi per la determinazione di capacità di scambio cationico e potassio, magnesio e calcio scambiabili, e pH tampone per risalire al fabbisogno in calce per la correzione, con esclusione del calcare totale e attivo;
4) Analisi chimiche per colture protette o vicinanza di acque saline o salmastre: standard e conducibilità e sodio scambiabile per il calcolo della percentuale di sodio scambiabile (ESP) e quindi del fabbisogno in gesso per la correzione.
Una volta che è stata eseguita l’analisi chimica completa come sopra descritta, non è necessario ripeterla a breve termine dato che le caratteristiche fondamentali variano molto lentamente; sarà sufficiente ripetere a distanza di 3-5 anni l’analisi del:
  • fosforo assimilabile
  • degli elementi scambiabili
  • dei microelementi
laddove si è riscontrata carenza e sono in corso interventi di concimazione.
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Analisi Rifiuti Inerti

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Lo Studio Consulenze e Laboratorio Ambientale e Agroalimentare del Dott. Murri, esegue analisi per la caratterizzazione di rifiuti inerti destinati allo al recupero. Viene fornito supporto sia nella fase di campionamento (eseguito secondo norma UNI 10802), sia nella selezione delle analisi previste in funzione delle caratteristiche del materiale e della sua destinazione.

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Nel D.M. 5/2/98 come modificato dal Decreto 5/4/06 n. 186 sono contenute tutte le indicazioni per lo svolgimento dell’attività di recupero in regime semplificato dei rifiuti da costruzione e demolizione. In particolare, al punto 7.1.4, sono specificate quali possano essere le caratteristiche
delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: materie prime secondarie per l’edilizia con caratteristiche conformi all’Allegato C della Circolare del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio 15/7/2005 n. 5205.

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Accordo per plastiche e bioplastiche

Presso La Residenza di Ripetta in Roma è stato sottoscritto, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, l’Accordo di programma promosso da Corepla, Conai, Assobioplastiche e il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) per favorire e migliorare la gestione ambientale degli imballaggi in plastica biodegradabili e compostabili.

Si tratta di un Accordo che sottolinea la straordinaria versatilità della plastica ed il suo fine vita, sottolinea inoltre l’impegno del comparto plastica nell’investire in qualità. Maggior qualità della raccolta differenziata, infatti, si traduce in maggior quantità di materiale riciclato, in nuova materia prima, in nuova economia.

I punti dell’Accordo, valido per un biennio, prevedono la messa a disposizione da parte di Corepla di una somma sino a 1 milione e 500 mila euro annui  per: supportare i Comuni nei programmi di inclusione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile nei servizi di raccolta differenziata dei rifiuti organici; definire piani di comunicazione (campagne informative) per la valorizzazione ed il corretto sviluppo dei sistemi di raccolta e trattamento di questo tipo di imballaggi nella frazione organica; sensibilizzare i cittadini, le istituzioni e le imprese verso la miglior gestione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile nell’ottica di un consumo sostenibile delle risorse, della prevenzione della formazione di rifiuti e dell’incremento della raccolta differenziata di qualità; supportare l’attività di monitoraggio, ricerca e sperimentazione nella filiera del riciclo organico, anche  in relazione alle diverse soluzioni impiantistiche esistenti e al maggior conferimento di imballaggi in plastica biodegradabili e compostabili; implementare l’attività di ricerca universitaria istituendo e finanziando specifici progetti di ricerca.

Fonte: conai.org


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Revisione della classificazione dei prodotti chimici

Il “REGOLAMENTO (CE) N. 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che ha modificato e abrogato le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che ha recato modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006” (CLP – Classification, labelling and packaging), è entrato in vigore negli Stati membri dal 20 gennaio 2009.

Il nuovo Regolamento è una revisione ed un’aggiornamento del sistema di classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici, basato sulle direttive 67/548/CEE sulle sostanze pericolose e 1999/45/CE sui preparati pericolosi.

Il Regolamento riprende i principi del Globally Harmonized System (GHS) precedentemente definito dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite indirizzato verso una classificazione ed etichettatura armonizzate a livello mondiale.

Tutte le sostanze chimiche e le miscele, anche ai biocidi e gli antiparassitari, dal 1° giugno 2015 devono essere classificati ed etichettati secondo i nuovi criteri.