Author Archives: Manuele

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DIRETTIVA (UE) 2020/2184 la qualità delle acque destinate al consumo umano

DIRETTIVA (UE) 2020/2184 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 2020 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

Articolo 1

1. La presente direttiva riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano per tutti nell’Unione.

2. Gli obiettivi della presente direttiva sono la protezione della salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia, nonché il miglioramento dell’accesso alle acque destinate al consumo umano.

Articolo 3

Esenzioni

1. La presente direttiva non si applica: a) alle acque minerali naturali riconosciute come tali dalle autorità responsabili, ai sensi della direttiva 2009/54/CE; o b) alle acque considerate medicinali a norma della direttiva 2001/83/CE.

2. Le imbarcazioni marittime impiegate per desalinizzare l’acqua, trasportare passeggeri e operare in veste di fornitori di acqua sono soggette esclusivamente agli articoli da 1 a 6 e gli articoli 9, 10, 13 e 14 della presente direttiva e ai pertinenti allegati.

3. Gli Stati membri possono prevedere esenzioni dalla presente direttiva: a) per le acque destinate esclusivamente a quegli usi per i quali le autorità nazionali competenti ritengono che la qualità delle acque non abbia ripercussioni, dirette o indirette, sulla salute dei consumatori interessati; b) per le acque destinate al consumo umano provenienti da una singola fonte che ne eroghi in media meno di 10 m3 al giorno o che approvvigioni meno di 50 persone, escluse le acque fornite nell’ambito di un’attività commerciale o pubblica.

4. Gli Stati membri che si avvalgono delle esenzioni di cui al paragrafo 3, lettera b), provvedono affinché la popolazione interessata sia informata del ricorso a tali esenzioni e in ordine a qualsiasi provvedimento eventualmente adottato al fine di tutelare la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano. Inoltre, allorché si manifesta un potenziale pericolo per la salute umana a causa della qualità di tali acque, la popolazione interessata riceve tempestivamente i consigli appropriati.

5. Gli Stati membri possono esentare gli operatori del settore alimentare dalla presente direttiva, per quanto riguarda l’acqua utilizzata ai fini specifici dell’impresa alimentare, se le autorità nazionali competenti hanno accertato che la qualità di quell’acqua non può compromettere la sicurezza dei prodotti alimentari finali e a condizione che la fornitura di acqua di tali operatori del settore alimentare sia conforme ai pertinenti obblighi, in particolare nell’ambito delle procedure in materia di principi dell’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo e ai provvedimenti correttivi di cui alla pertinente legislazione alimentare dell’Unione. Gli Stati membri provvedono affinché i produttori di acque destinate al consumo umano fornite in bottiglie o contenitori rispettino gli articoli da 1 a 5 e all’allegato I, parti A e B. I requisiti minimi di cui all’allegato I, parte A, non si applicano tuttavia all’acqua di sorgente di cui alla direttiva 2009/54/CE. 6. I fornitori di acqua che forniscono, in media, meno di 10 m3 di acqua al giorno o che servono meno di 50 persone nell’ambito di un’attività commerciale o pubblica sono soggetti soltanto agli articoli da 1 a 6 e agli articoli 13, 14 e 15 della presente direttiva, nonché ai pertinenti allegati.

Fonte: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020L2184&from=IT


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Normativa Puglia Acqua di pozzo

La disponibilità di acqua destinata al consumo umano è un diritto fondamentale del cittadino e come tale è oggetto di tutela sanitaria. La Regione Puglia, in ottemperanza a disposizioni normative europee e nazionali, ha adottato il Regolamento n.1 del 9 gennaio 2014 che disciplina competenze, interventi e procedure sulle acque destinate al consumo umano.

Ai cittadini viene garantita la massima conoscenza sulle caratteristiche  chimico-fisiche e microbiologiche dell’acqua destinata al consumo umano e distribuita sul territorio regionale.

I soggetti  istituzionali responsabili della qualità delle acque potabili sono:

  • RegionePuglia:
  • Sezione Promozione della Salute – Servizio Sanità Pubblica e Sicurezza nei luoghi del lavoro – con funzione di coordinamento
  • Aziende ASL, attraverso i Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) o Unità Operative dedicate.
  • ARPA Puglia

Scarica il  R.R. n.1_2014 BURP N7 suppl_17_01_14

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Lo “Studio Consulenze Ambientali del Dott. Murri e Dott. De Francesco, effettua a Lecce e provincia, campionamento e analisi su campioni di acqua di pozzo.

mail: studioconsulenze2010@gmail.com
Tel: 0836 563120 /
Dott.  Piero De Francesco Tel: 347 0159628
Dott.  Manuele Murri  Tel: 327 7723 083
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Fonte: https://www.sanita.puglia.it/acqua-potabile

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Istanza di rinnovo della concessione all’estrazione ed utilizzazione di acque sotterranee, ai sensi del R.D. 11/12/1933 n°1775 e dell’art. 7 della L.R. 5/05/1999 n°18

Istanza di rinnovo della concessione all’estrazione ed utilizzazione di acque sotterranee, ai sensi del R.D. 11/12/1933 n°1775 e dell’art. 7 della L.R. 5/05/1999 n°18

Lo “Studio Consulenze Ambientali del Dott. Murri e Dott. De Francesco, effettua a Lecce e provincia, campionamento e analisi su campioni di acqua di pozzo per Istanza di rinnovo della concessione all’estrazione ed utilizzazione di acque sotterranee. Rilasciando un Certificato di analisi chimica e batteriologica effettuata su campione dell’acqua estratta dal pozzo. I parametri minimi da ricercare sono: temperatura, pH, conducibilità elettrolitica, cloruri (Cl-), salinità, residuo fisso a 180°, alcalinità, durezza calciomagnesica, SAR, SAR Modificato e Colifecali. Le determinazioni di laboratorio saranno effettuate utilizzando, la metodica analitica ufficiale riportata nei manuali IRSA-CNR. I referti d’analisi, sottoscritti da professionisti abilitati a termini di legge, riportano il giudizio conclusivo dell’analista sulla qualità delle acque.
Per info: mail: studioconsulenze2010@gmail.com
Tel: 0836 563120 / 347 0159628 / 327 7723 083
Istanza di rinnovo della concessione all’estrazione ed utilizzazione di acque sotterranee, Istanza di rinnovo della concessione all’estrazione ed utilizzazione di acque sotterranee

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Direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2020 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

Category : Analisi Acque

Qualità delle acque destinate al consumo umano: pubblicata la direttiva UE 2020/2184
Pubblicata sulla GUUE del 23 dicembre, la nuova direttiva ha come obiettivi la protezione della salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia, nonché il miglioramento dell’accesso.

RECEPIMENTO. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi agli articoli da 1a 18 e all’articolo 23 e agli allegati da I a V entro il 12 gennaio 2023. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni. Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Esse recano altresì l’indicazione che, nelle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in vigore, i riferimenti alla direttiva abrogata dalla presente direttiva si intendono fatti a quest’ultima. Le modalità del riferimento e la formulazione dell’indicazione sono stabilite dagli Stati membri. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto interno da essi adottate nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

PERIODO TRANSITORIO. Entro il 12 gennaio 2026 gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino i valori di parametro di cui all’allegato I, parte B, per quanto riguarda: bisfenolo A, clorato, clorite, acidi aloacetici, microcistina-LR, PFAS — totale, somma di PFAS e uranio.

Fino al 12 gennaio 2026 i fornitori di acqua non sono tenuti a monitorare le acque destinate al consumo umano in conformità dell’articolo 13 per quanto riguarda i parametri di cui al paragrafo 1 del presente articolo.

ABROGAZIONE. La direttiva 98/83/CE, come modificata dagli atti indicati nell’allegato VI, parte A, è abrogata; l’abrogazione prende effetto il 13 gennaio 2023 e lascia impregiudicati gli obblighi degli Stati membri rispetto alle scadenze per il recepimento nel rispettivo diritto nazionale delle direttive di cui all’allegato VI, parte B.

I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato VII.

Le deroghe concesse dagli Stati membri a norma dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 98/83/CE che sono ancora applicabili al 12 gennaio 2023 rimangono in vigore fino alla fine della loro durata. Possono essere rinnovate conformemente all’articolo15 della presente direttiva solo nel caso in cui non sia stata ancora concessa una seconda deroga. Il diritto di chiedere alla Commissione una terza deroga a norma dell’articolo 9, paragrafo 2, della direttiva 98/83/CE continua ad applicarsi alle seconde deroghe che sono ancora applicabili al 12 gennaio 2021.

ENTRATA IN VIGORE. La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

 

Per ulteriori Info: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32020L2184

Fonte: https://www.casaeclima.com/ar_43568__qualita-acque-destinate-consumo-umano-pubblicata-direttivaue.html


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Legge Regionale 05-05-1999, n. 18 Disposizioni in materia di ricerca ed utilizzazione di acque sotterranee

TITOLO I FINALITÀ DELLA LEGGE

Art. 1 – (Finalità) 1. Nello spirito dei principi sanciti dall’art. 1 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, la presente legge disciplina la ricerca, l’estrazione e l’utilizzazione delle risorse idriche sotterranee della regione Puglia, con esclusione di quelle disciplinate da leggi speciali. 2. Le funzioni amministrative relative alla ricerca, estrazione ed utilizzazione delle acque sotterranee sono esercitate unitariamente dalla Regione per il tramite dei propri uffici periferici del Genio civile…

Art. 2.7 — CERTIFICATO DI ANALISI CHIMICA E BATTERIOLOGICA Il certificato deve essere rilasciato per campioni d’acqua prelevati, nei modi di legge, direttamente da tecnici del laboratorio analizzante

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Art. 6-bis – (Semplificazione adempimenti) [1] 1. Per le richieste di concessione relative a emungimenti da pozzi aventi profondità massima 40 metri, con portate di prelievo fino a 5 litri al secondo e per volumi annui complessivi di 10 mila metri cubi, non vi è l’obbligo di allegare la documentazione di cui ai punti 2.2 (Atti di proprietà o titoli equipollenti), 2.3 (Relazione tecnica), 2.6 (Relazione idrogeologica) e 2.7 (Certificato di analisi chimica e batteriologica).

c) analisi chimiche e batteriologiche con l’espressa indicazione della salinità espressa in g/l e la dichiarazione che le acque sono state prelevate da un tecnico di laboratorio analizzante (due copie);

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Art. 7 – (Durata della concessione) 1. La concessione ha durata quinquennale e può essere sospesa, revocata o modificata nel caso che si verifichino incrementi della salinità totale, ovvero fenomeni di contaminazione o situazioni tali da recare pregiudizio all’equilibrio della falda e/o all’ambiente circostante. 2. La concessione è rinnovabile, su istanza dell’interessato, con apposito provvedimento del dirigente responsabile dell’Ufficio del Genio civile che verificherà la sussistenza delle condizioni che diedero luogo alla concessione. 3. All’istanza di rinnovo va allegato: a) attestazione del versamento di lire 150 mila sul conto corrente postale intestato alla Regione Puglia per spese di istruttoria; b) certificazione delle analisi chimiche e batteriologiche delle acque emunte.

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Art. 9 – (Verifica delle autorizzazioni per utilizzo domestico) 1. L’utilizzo di acque sotterranee per uso domestico è assoggettato a verifica quinquennale da parte dell’Ufficio del Genio civile. A tal fine l’utilizzatore ogni cinque anni deve trasmettere al predetto Ufficio i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche delle acque emunte

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Per ulteriori approfondimenti: Regione Puglia

Lo “Studio Consulenze Ambientali del Dott. Murri e Dott. De Francesco, effettua le analisi dell’acqua di pozzo a Lecce e provincia oltre che Brindisi e Taranto
Il servizio offerto, oltre alle analisi di laboratorio, prevede il supporto dei nostri esperti per comprendere le cause di eventuali contaminazioni e per valutare gli interventi da effettuare per riportare l’acqua nelle condizioni ottimali.

Per info: http://www.studioconsulenzeambientali.it

mail: studioconsulenze2010@gmail.com
Tel: 0836 563120 / 327 7723 083  / 347 0159628

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Normativa di riferimento sulla sicurezza alimentare

Lo “Studio Consulenze Ambientali del Dott. Murri e Dott. De Francesco, effettua le analisi degli alimenti a Lecce e provincia oltre che nel resto della puglia.
Il servizio offerto, oltre alle analisi di laboratorio, chimiche e microbiologiche, prevede il supporto dei nostri esperti per comprendere le cause di eventuali contaminazioni e per valutare gli interventi da effettuare.

Per info: http://www.studioconsulenzeambientali.it

mail: studioconsulenze2010@gmail.com

Tel: 0836 563120 / 327 7723 083  / 347 0159628

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 Elenco della principale normativa sulla sicurezza alimentare

(per alcuni regolamenti sono disponibili i testi consolidati ovvero l’integrazione in un atto legislativo delle sue successive modifiche e rettifiche).

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Legge 30 aprile 1962 n. 283

Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 4 giugno 1962

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REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (testo consolidato)

 

REGOLAMENTO (CE) N. 852/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari (testo consolidato)

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REGOLAMENTO (CE) N. 853/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (testo consolidato)

 

REGOLAMENTO (CE) N. 854/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (testo consolidato)

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REGOLAMENTO (CE) N. 882/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (testo consolidato)

 

DIRETTIVA 2004/41/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 aprile 2004 che abroga alcune direttive recanti norme sull’igiene dei prodotti alimentari e le disposizioni sanitarie per la produzione e la commercializzazione di determinati prodotti di origine animale destinati al consumo umano e che modifica le direttive 89/662/CEE del Consiglio e 92/118/CEE e la decisione 95/408/CE del Consiglio

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Direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici, recante modifica della decisione 90/424/CEE del Consiglio e che abroga la direttiva 92/117/CEE del Consiglio.

 

Decreto Legislativo N. 191 del 4/4/2006. Attuazione della direttiva 2003/99/CE sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici.  G.U. del 24/5/2006 n. 119

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Decreto Legislativo N. 193 del 6/11/2007. Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore.  G.U. del 9/11/2007 n. 261

 

REGOLAMENTO (CE) n. 2073/2005 DELLA COMMISSIONE del 15 novembre 2005 sui criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari (testo consolidato)

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Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano su “Linee guida relative all’applicazione del Regolamento CE della Commissione europea n. 2073 del 15 novembre 2005 che stabilisce i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari”

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Rifiuti: Ecco cosa cambia con il nuovo decreto n. 116/2020

Il decreto n. 116/2020- in vigore dal 26 settembre 2020 – modifica il D.Lgs 152/2006 recependo le direttive europee sui rifiuti UE 2018/851 e sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio 2018/852.

Come cambiano i principali adempimenti del produttore.

Tale decreto modifica in modo sostanziale la parte quarta del D.Lgs. 152/2006, cosiddetto Testo Unico Ambientale (TUA). A questo nuovo testo dovranno adeguarsi tutti i soggetti pubblici e privati che producono rifiuti e che operano in materia di gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.

Di seguito si riportano, in estrema sintesi, le principali novità introdotte in materia di gestione dei rifiuti per i produttori, evidenziandone i punti salienti.

Cessazione qualifica di rifiuto

A seguito della modifica dell’art. 184-ter, non è più prevista l’operazione di “preparazione al riutilizzo” tra le attività di recupero funzionali all’effettuazione di processi di “End of Waste”. Si ricorda, in ogni caso, che “la preparazione per il riutilizzo” rimane un’operazione su rifiuto e necessita di apposita autorizzazione.

Obblighi di corretta gestione dei rifiuti

L’art. 188 del D. Lgs. 152/2006 stabilisce che il produttore è responsabile della corretta gestione dei rifiuti, provvedendo al loro trattamento direttamente, oppure mediante l’affidamento a soggetti debitamente autorizzati (intermediario, commerciante, ente o impresa che effettua operazioni di trattamento dei rifiuti, soggetto addetto alla raccolta o al trasporto di rifiuti pubblico o privato).

La responsabilità per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nel caso in cui il produttore abbia conferito i rifiuti a soggetti autorizzati a svolgere tali attività e abbia ricevuto il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) controfirmato e datato dal destinatario, entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore.

Si conferma che la trasmissione della quarta copia può essere sostituita dall’invio mediante Posta Elettronica Certificata (PEC), rimanendo onere del trasportatore la conservazione del documento originale.

Inoltre, si sottolinea che ogni operatore è responsabile delle informazioni inserite e sottoscritte nella parte di propria competenza del FIR. In particolare, il trasportatore non è responsabile per quanto indicato dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili in base alla comune diligenza.

Nel caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento D13, ricondizionamento D14 e deposito preliminare D15, la responsabilità dei produttori per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che i produttori, oltre alla quarta copia del FIR, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento sottoscritta dal titolare dell’impianto. A questo proposito, non è chiaro perché l’attestazione sia relativa solo allo smaltimento (e non al recupero) e non viene definito un modello specifico di essa.

Si chiarisce, infine, che i costi della gestione dei rifiuti devono essere sostenuti dal produttore, nonché dai detentori che si succedono a vario titolo nelle fasi del ciclo di gestione.

Etichettatura Imballaggi

Si segnala una criticità importante sorta con la pubblicazione del decreto in esame relativa alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 219 del Codice dell’Ambiente in materia di etichettatura degli imballaggi. In particolare, la precedente formulazione della disposizione, nello stabilire che tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati, rimandava ad un decreto ministeriale la fissazione delle modalità e delle regole di marcatura, viceversa, la nuova formulazione, in vigore dal 26 settembre, pone in capo ai produttori obblighi informativi e di etichettatura importanti e di dubbia interpretazione.
Al fine di risolvere le immediate criticità applicative, legate anche all’apparato sanzionatorio (pienamente operativo in relazione alla nuova disciplina sui criteri informativi degli imballaggi).
A tal proposito, segnaliamo che Confindustria sta lavorando con il Ministero per la predisposizione di un emendamento che inserisca in tempi rapidi un regime transitorio alla disposizione.

Sistema di tracciabilità dei rifiuti

L’art. 188-bis del D.Lgs. 152/2006 istituisce l’uso del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI).
Decreti successivi definiranno gli strumenti integrati nel RENTRI, tra cui il registro di carico e scarico e il formulario identificativo di trasporto, in formato digitale.

In attesa che il nuovo registro elettronico sia operativo, si conferma la validità del registro di carico e scarico e del FIR in uso.

Per i produttori, rimangono invariate le tempistiche delle annotazioni sui registri di carico e scarico, cioè almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo.

Un’importante novità prevede che i registri, integrati con i FIR, siano conservati per tre anni, anziché cinque, dalla data dell’ultima registrazione.

I commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 11 dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006, a cui, per maggior rigore, si rimanda, riportano in dettaglio i soggetti esonerati dall’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico ed i luoghi di conservazione di tale documento. Nella presente comunicazione si vuole sottolineare, in particolare, che le imprese e gli enti produttori aventi NON più di dieci dipendenti sono esonerati dalla tenuta del registro di carico e scarico per i soli rifiuti non pericolosi.

È escluso dall’obbligo del FIR il trasporto dei rifiuti speciali non pericolosi effettuato dal produttore in modo occasionale e saltuario, cioè non oltre cinque volte l’anno e senza eccedere la quantità giornaliera di 30 kg o di 30 litri.

Per quanto concerne i rifiuti oggetto di spedizioni transfrontaliere, il FIR è sostituito dai documenti già in uso previsti dal regolamento CE 1013/2006.

Infine, si evidenzia che nel caso di quantitativi limitati di rifiuti derivanti da attività di manutenzione e piccoli interventi edili, che non giustifichino l’allestimento di un deposito dove è svolta l’attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alla sede può essere accompagnato dal Documento Di Trasporto (DDT), in alternativa al FIR, pur rimanendo obbligatoria l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per il trasporto. Si fa presente che la norma non definisce meglio né i “quantitativi limitati” né i “piccoli interventi edili”.

Classificazione: rifiuti urbani e rifiuti speciali

L’art. 183 del D.Lgs. 152/2006, così come modificato dal D.Lgs. 116/2020, estende la definizione di rifiuto urbano ad alcuni rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata, cioè a quelli prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’allegato L-quarter.

Tale modifica è rilevante solo ai fini del computo degli obiettivi di riciclo nazionale ed entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2021.

In sostanza, l’assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani comporta che nella percentuale di rifiuti che, da direttiva europea, l’Italia dovrà destinare al riciclo potranno essere considerati sia i rifiuti urbani che quelli industriali, mentre non va ad impattare sul soggetto che può gestire il rifiuto.

In materia di gestione dei suddetti rifiuti, il D.Lgs. 116/2020 introduce le seguenti novità:

  • le aziende non sono obbligate a rivolgersi ad un gestore pubblico per il conferimento dei propri rifiuti e possono scegliere il privato (art. 198 del D.Lgs. 152/2006 comma 2-bis)
  • le aziende che scelgono un operatore privato per la gestione dei propri rifiuti da avviare al recupero sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti (art. 238 del D.Lgs. 152/2006 comma 10)
  • le aziende che scelgono un operatore pubblico saranno vincolate a tale operatore per un periodo non inferiore a cinque anni (art. 238 del D.Lgs. 152/2006 comma 10). Pertanto, dal privato si può disdire, dal pubblico, invece, prima dei 5 anni non è consentito.

Si evidenzia, infine, che l’attribuzione dei Codici dei Rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dovrà essere effettuata in base alle Linee Guida redatte, entro il 31 dicembre 2020, dal Sistema Nazionale per la protezione e la ricerca ambientale che saranno approvate con decreto del Ministero dell’Ambiente.

Per una lettura più specifica delle singole disposizioni, si rimanda al testo del D.Lgs. 116/2020 pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n.226 del 11-09-2020).

 

 


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Fonometrie

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Cosa sono le misure fonometriche e quando servono?

Le rilevazioni fonometriche sono occasioni in cui si misura il livello di disturbo derivante da suoni o rumori di qualunque tipo: possono derivare dal vociare, dalla musica, da un’attività industriale, artigianale o commerciale.

Far fare delle misure acustiche è importante quando si vene disturbati da un rumore eccessivo e ne si vuole provare o dimostrare l’intensità, o quando si vuole valutare il grado di inquinamento acustico di un locale.

La misura del rumore di un ambiente grazie ad una misurazione fonometrica si può eseguire all’interno o all’esterno, in un appartamento, in uno stabilimento industriale, in un ufficio, in una locale, in un ristorante, in qualsiasi ambiente.

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Le misure fonometriche, o rilievi fonometrici, hanno moltissimi usi e scopi.

Misurare in modo preciso, professionale e inconfutabile l’intensità e il tempo di riverbero di un suono o di un rumore può avere diversi profili di utilità.

Per esempio, servono a supportare il contenuto di una perizia acustica o di una relazione firmata da un Tecnico.

Oppure per valutare e stimare in anticipo la portata o la complessità di un intervento di isolamento acustico in un’abitazione oppure per raccogliere elementi, prove contro un vicino rumoroso.

Le misure fonometriche servono anche per valutare il clima acustico di una zona o di un contesto urbano, per misurare l’impatto acustico di una particolare attività sul territorio e per accertare – in opera – il rispetto dei requisiti acustici passivi degli edifici.

Un rilievo fonometrico serve anche per conoscere il rumore di fondo di un territorio o per misurare il livello massimo di rumore derivante da una sorgente (detto rumore ambientale) da comparare con il rumore residuo, ovvero il livello sonoro di quando la sorgente è inattiva.

Una perizia acustica serve anche a misurare il rumore di una ferrovia, il rumore di un’autostrada o di un’altra strada, di un impianto di produzione.

O ancora, una rilevazione fonometrica è un modo per calcolare il tempo di riverbero del suono all’interno di una stanza e definire interventi per la correzione acustica dell’ambiente, di un locale pubblico, di una sala, di uno studio di registrazione.

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Lo Studio Consulenze Ambientali, effettua:

  • rilevazioni fonometriche in orario diurno e in orario notturno
  • misurazioni fonometriche lunghe 24 ore
  • rilievi fonometrici nei giorni feriali festivi
  • misure del rumore negli appartamenti o nelle villette a schiera
  • rilievi acustici all’aperto e al chiuso.
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Analisi acque potabili

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  • Rischio biologico: Gli agenti biologici che possono contaminare le acque da destinare e destinate a consumo umano sono rappresentati da batteri, virus e parassiti. Gli agenti patogeni possono provenire da materiale fecale umano o animale a causa di un’inadeguata prevenzione della contaminazione delle risorse idriche o, in caso di inadeguate misure di controllo e disinfezione, anche dal sistema di distribuzione dell’acqua.
  • Rischio chimico: Qualsiasi agente chimico che può compromettere la sicurezza dell’acqua o la sua idoneità al consumo può rappresentare un rischio per la salute umana. La presenza di inquinanti chimici in acque destinate a consumo umano – a differenza di quanto avviene per la contaminazione microbiologica – raramente esita in patologie di tipo acuto, associandosi invece, ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo patologie tumorali.
  • Agenti fisici: Il pericolo di natura fisica, più comune in una rete idrica, è costituito dalla presenza di materiale particellare e sedimenti nell’acqua. Questi possono derivare dal rilascio di materiale proveniente dai rivestimenti delle tubature o possono essere dovuti alla formazione di biofilm durante fasi di stagnazione, o alla presenza di elevate concentrazioni in acqua di ferro e manganese. I sedimenti in sospensione o risospesi possono a loro volta veicolare altre sostanze chimiche tossiche o agenti patogeni adesi. Fra i pericoli fisici sono spesso inclusi, anche se in maniera non propriamente corretta, quelli derivanti da danneggiamenti e rotture di infrastrutture, black-out dell’alimentazione elettrica, danni a sistemi informatici. Tali pericoli, comunque classificati, sono tenuti sotto controllo nell’ambito del sistema idrico, poiché determinanti per la qualità delle acque.
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Il nostro servizio analitico si rivolge:

  • ai Privati;
  • ad Aziende impegnate nel trattamento delle acque potabili;
  • ai Condomini di cui l’Amministratore è responsabile dell’igiene dell’acqua;
  • ai Comuni e ai consorzi;
  • ai Consulenti e ai professionisti;

 NORMATIVA DI RIFERIMENTO

L’acqua deve essere conforme ad una serie di parametri microbiologici (Decreto legislativo 31/2001, parte A) e chimici (parte B), nonché parametri indicatori (parte C) non direttamente correlabili a rischi per la salute, ma indicatori di modifiche della qualità delle acque (Allegato I).

I parametri chimici individuati dal decreto includono tutti i parametri della Direttiva 98/83/CE, adottando gli stessi valori o, in taluni casi, criteri più stringenti, come nel caso del dei “trialometani” il cui valore di parametro di 100 microgrammi/litro è stato ridotto a 30 microgrammi/litro. Inoltre, per garantire un più elevato grado di tutela della salute, sono stati inseriti parametri stabiliti in base al principio della sussidiarietà, che tengono conto delle caratteristiche delle risorse idriche e dei sistemi idro-potabili del territorio nazionale. Questi, ad oggi, riguardano  il vanadio e i cloriti tra i parametri chimici di valenza sanitaria (allegato 1 parte A), il disinfettante residuo e la durezza (allegato 1 parte C), inseriti tra i parametri indicatori.

Per quanto riguarda il controllo di fattori di rischio chimico non inclusi in allegato I, non oggetto di ordinario controllo, il decreto 31/2001 stabilisce che le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.

L’Azienda unità sanitaria locale assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro, qualora vi sia motivo di sospettare la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La fissazione di valori per parametri aggiuntivi è di competenza dello Stato.

I parametri e i valori parametrici della direttiva, così come il recepimento nazionale di questi, sono basati sulle conoscenze scientifiche disponibili, tenendo conto del principio di precauzione, al fine di garantire che le acque possano essere utilizzate e consumate in condizioni di sicurezza nell’intero arco della vita. In generale, i valori parametrici individuati si fondano sugli orientamenti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO).

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Acque di pozzo uso irriguo

Acqua uso irriguo
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Perché fare l’analisi

L’analisi dell’acqua irrigua è un presupposto fondamentale per la produzione florovivaistica: è necessaria per evitare eventuali fenomeni di fitotossicità per le coltivazioni, per razionalizzare la concimazione (soprattutto nel caso della fertirrigazione) e decidere se installare o meno un particolare impianto di trattamento per l’acqua.
Di seguito si illustra come orientarsi sul tipo di analisi più adatta alla specifica situazione e come interpretarne i risultati.

 Quale analisi fare
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I parametri analitici rilevanti

La scelta dei parametri da richiedere al laboratorio (tab. 3) è il risultato di un compromesso tra la necessità di raccogliere più informazioni possibili e il loro costo.  

Quando fare l’analisi
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L’analisi può essere fatta in qualsiasi periodo dell’anno, ma si deve tenere presente che le caratteristiche dell’acqua possono variare sensibilmente in funzione della piovosità stagionale, in particolare nel caso di fonti idriche superficiali. Se non si conosce il comportamento del proprio pozzo è quindi opportuno fare inizialmente almeno due analisi per indagare eventuali variazioni della composizione dell’acqua:

  • una in un periodo piovoso
  • l’altra in uno siccitoso

In seguito sarà sufficiente ripetere il controllo in laboratorio ogni 1-3 anni, eseguendo comunque delle verifiche periodiche del pH e della conducibilità elettrica (EC)

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